Villa Fondi, Museo Archeologico Territoriale "Georges Vallet", Centro Congressi

Villa Fondi, posizionata su un suggestivo costone tufaceo a picco sul mare sopra la Marina di Cassano, in una delle posizioni panoramiche più belle della penisola sorrentina con vista sul golfo di Napoli e il Vesuvio, rappresenta uno dei numerosi gioielli architettonici del golfo.
Costruita in stile neoclassico nel 1840 dal Principe Di Fondi Giovanni De Sangro, la villa è circondata da un giardino con numerosi alberi, soprattutto piante di ulivi e pini secolari, in aiuole divise da vialetti che privilegiano la splendida passeggiata sul terrazzo naturale che si affaccia sul golfo.  
All’interno delle sue splendide sale ospita dalla fine degli anni novanta il Museo Archeologico Territoriale intitolato all’archeologo e studioso Georges Vallet, allestito a cura della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta d’intesa con il Comune di Piano di Sorrento.
Le ragioni di una scelta.
La nascita di un museo archeologico della Penisola Sorrentina è nata dall’esigenza di raccogliere la documentazione relativa alle conoscenze storiche e archeologiche dell’intero territorio, secondo criteri moderni e scientifici.  L’idea di un “percorso” per illustrare e rendere fruibili i vari siti individuati -   necropoli, abitati o singoli monumenti - ragionando “per contesti”, si è attuata con l’apertura di uno spazio museale, la cui istituzione ha inteso fornire anche un contributo all’approfondimento dei temi archeologici relativi al territorio esponendo - secondo linee tematiche e per tagli cronologici - l’ampio ed articolato corpus di materiali, frutto della ricerca archeologica svolta nella penisola.
A ciò va aggiunto lo sforzo di presentare anche materiali dispersi nelle varie collezioni, da quelle del museo archeologico di Napoli a quelle private.
Il mito e la storia.
Dagli antichi scrittori il territorio di Sorrento è sempre stato considerato confinante con un lato con quello di Stabia e di Nocera, dall’altro con l’agro picentino, comprendendo così l’intero territorio dell’attuale penisola sorrentino-amalfitana.
La tradizione mitica ricorda l’arrivo dei Greci e attribuisce la fondazione della città a Liparo, figlio del re Ausone che, grazie all’aiuto di Eolo, conquistò Sorrento dove regnò e fu sepolto con grandi onori.
Riflessi certi della grecità della penisola sono le tradizioni sui santuari delle Sirene e di Atena, ubicati rispettivamente presso Sorrento (il nome Sirene resta a Li Galli, i due scogli di fronte Positano) e sul promontorio di Punta della Campanella. Per questo periodo (fine VII-VI a.C.), in mancanza di più precise indicazioni delle fonti, soccorre l’archeologia, che mostra come la penisola sia stata culturalmente influenzata dalle componenti greche e soprattutto etrusche. Ristrutturatasi, al pari di Pompei, come centro urbano in età sannitica, Sorrento visse poi, in età romana, un nuovo momento di splendore, testimoniato dal livello altissimo dei suoi monumenti. In età imperiale, così come per Capri, l’elemento principale di attrattiva per i Romani fu la bellezza del paesaggio che determinò il fiorire di moltissime ville marittime lungo tutta la costa. Nelle epoche successive, tranne una ripresa nel IV secolo d.C., la penisola sembra subire una fase di isolamento e di emarginazione, verificabile, ad  esempio, nel  rarefarsi delle citazioni nelle fonti.
La ricerca archeologica
Punto di partenza è la carta archeologica del comprensorio territoriale pubblicata nel lontano 1946 nel volume “Surrentum” all’interno della serie Forma Italiae, a cura di di P. Mingazzini e di F. Pfister. Essa racchiude in una sintesi grafica e cartografica tutte le presenze archeologiche note sia dai dati d’archivio che dai ritrovamenti, quasi sempre occasionali, effettuati fino a quella data.
I materiali archeologici rinvenuti sono andati dispersi in varie collezioni private e soltanto in minima parte sono confluiti nel Museo Nazionale di Napoli e nel locale Museo Correale di Terranova.
In seguito le successive tappe della ricerca archeologica sono state segnate dalle campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta delle necropoli di S. Agata sui due Golfi (1994) e di via Nicotera a Vico Equense (1985-2006) e dallo scavo della necropoli eneolitica di Piano, loc. Trinità (1990), che hanno consentito di disegnare un quadro sempre più preciso del popolamento e dell’organizzazione socio-economica del territorio. I materiali attestano sicuramente un’unica matrice culturale che accumuna i siti indagati della penisola con altri della Campania sia interna (valle del Sarno, Nocera) che costiera (Pompei, Vietri, Fratte).
 Di estremo interesse è stata anche la scoperta delle prime tracce dell’abitato di età arcaica di Sorrento nel corso di indagini di archeologia urbana avviate in maniera sistematica a partire dal 1993. Di esso si conoscono ancora limitati resti strutturali, ma la frequentazione più antica risulta ben documentata da materiali ceramici in alcuni casi ancora in giacitura primaria (scavi su corso Italia, 35 in proprietà Cancellieri; Porta Parsano). La tipologia dei materiali (bucchero, coppe ioniche, ceramica figurata e a fasce, a vernice nera di produzione attica e locale) conferma il quadro offerto dalla composizione dei corredi delle necropoli
Un contributo importante all’approfondimento dei suddetti temi, per un orizzonte cronologico più recente, è stato il rinvenimento dell’iscrizione osca, datata al II sec a.C., incisa sulla parete rocciosa della scala di accesso al santuario di Atena a Punta della Campanella. L’analisi topografica e lo studio dei materiali della stipe ha permesso di riaprire, su questo “nodo” dell’archeologia campana, la discussione affrontando i temi, ancora insoluti, dell’Athenaion e del significato della presenza mitica greca di contro alla massiccia attestazione di reperti etruschi provenienti sia dalle necropoli che dall’abitato.
 Agli inizi degli anni novanta la Soprintendenza ha realizzato indagini sistematiche sull’impianto urbano di Sorrento. I numerosi saggi di scavo, anche se condizionati dall’urgenza e dalla ristrettezza dello spazio, hanno consentito l’aggiornamento della pianta topografica dell’antica Surrentum individuando l’articolazione urbanistica delle varie fasi di occupazione del sito.
 Per quanto riguarda le grandi ville d’otium che popolavano la costa, l’aspetto più vistoso e significativo dell’occupazione del territorio di età romana, lo scavo in loc. Marina della Lobra a Massalubrense ha permesso di recuperare e di esporre uno dei ninfei a mosaico in terzo stile pompeiano più rappresentativi e meglio conservati di tutta la Campania antica.
Per uno degli esempi di ville più celebrati, quella del capo di Sorrento, nota fin dai tempi del Mingazzini ma difficilmente leggibile al visitatore nelle sue forme architettoniche originali, si presenta in mostra un plastico ricostruttivo per restituire l’immagine del lusso che caratterizzava tali dimore e, con la ricomposizione, pur in parte ipotetica, dei volumi, l’interpretazione romana del rapporto tra paesaggio naturale e architettura.
Il percorso museale
L’esposizione museale rispettando un criterio cronologico strettamente collegato con i siti di provenienza sottolinea il significato di museo territoriale. L’obiettivo è, infatti, anche quello del rimando ai percorsi turistico-culturali dei vari Comuni della penisola sorrentina, dove i temi proposti nel museo potranno avere un approfondimento esaltando le peculiarità dei luoghi e dei siti archeologici.
 Il percorso prende l’avvio a piano terra, nella sala dominata dalla grande scala, dove è stato ricostruito il tumulo funerario (mnema) del re Liparos, mitico fondatore di Surrentum. Esso è costituito da quattro leoni ed una stele in tufo.
Di seguito, al piano superiore continua il percorso con lo spazio dedicato agli scavi condotti nel Comune di Piano di Sorrento, in località Trinità, relativi ad un insediamento della cultura del Gaudo (III millennio a.C.), e dalle necropoli arcaiche e classiche di Massalubrense (S. Agata sui due Golfi, Loc. Deserto), di Vico Equense (via Nicotera) e di Sorrento.
Gli oggetti esposti sono relativi alle recenti campagne di scavo condotte a S. Agata sui due Golfi dalla Soprintendenza archeologica di Napoli dal 1994 al 1997 e a Vico Equense negli anni 80, con una selezione dei bronzi di recente restaurati della campagna di scavo del 1966.
Straordinari in questa sala sono i reperti dei corredi dalla tomba n.2 di S. Agata, datati al VI sec. a.C., della quale si ripropone la ricostruzione e la ceramica attica a figure rosse dei corredi di Vico Equense, datata alla prima metà del V sec. a. C..
Un’intera sezione è dedicata ai culti ed alle iscrizioni, con una selezione del materiale del santuario di Atena sulla Punta della Campanella, insieme al calco dell’iscrizione scolpita sulla roccia datata alla prima metà del II sec. a. C..
Sempre da Massalubrense, è esposta una splendida testa marmorea del VI sec.a.C.
Si prosegue con l’obiettivo di affrontare la problematica della formazione della città di “Surrentum”, presentando per la prima volta l’aggiornamento della carta topografica con l’ubicazione di tutti i saggi e le strutture emerse negli ultimi interventi di archeologia urbana condotti dal 1993 ad oggi, con una selezione dei materiali provenienti dalla città.
Le necropoli di Sorrento, finora note esclusivamente da materiali decontestualizzati, confluiti per lo più in collezioni private, sono per la prima volta illustrate scientificamente, grazie ai risultati della recentissima campagna di scavo iniziata nel 1998 ed ancora in corso, eseguita fuori Porta Parsano.
Di straordinaria espressività è il trapezoforo di tufo raffigurante un’erma maschile, trasposizione “provinciale” di modelli colti, pertinente alla mensa funeraria del colombario di prima età imperiale emerso nella necropoli.
Tra i reperti della necropoli di età romana, oltre ad una selezione delle columelle antropomorfe, si espongono anche i balsamari di vetro e di terracotta mentre la fase di IV sec. a.C. è rappresentata da un ricco corredo costituito da interessanti vasi a figure rosse, tra cui spicca un bel piatto da pesce.
Una novità rappresentano le due statue funerarie provenienti dallo scavo condotto nel 2009 della necropoli in Via Nicotera di Vico Equense risalenti al I sec.d.C.
Sempre nella stessa sala è una sezione dedicata alle ville marittime di età romana con gli splendidi rilievi marmorei, tra i quali quello integro con la raffigurazione del sacrificio a Diana del I sec.d.C, i capitelli di marmo della villa di Capo di Massa in contrada Villazzano e il plastico della villa c.d. di Pollio Felice.
Scendendo al piano terra, al lato sinistro della scala è esposta la statua colossale ritrovata a Sorrento, nel 1971, nell’area dell’attuale albergo Royal, raffigurante una figura femminile, forse Demetra, pertinente ad una villa di età imperiale.
Il percorso museale termina all’esterno della villa, nel giardino del parco, dove la ricostruzione dello splendido ninfeo a mosaico di una delle ville marittime romane, ritrovato a Massalubrense in località Marina della Lobra, accoglie il visitatore.
Il ninfeo, unico per stato di conservazione e sviluppo architettonico, è una realizzazione a mosaico in pasta vitrea di alcuni tra i temi ricorrenti della pittura del cosiddetto terzo stile pompeiano quali quello del giardino fiorito popolato di uccelli riquadrato da figure allegoriche, il fondo marino con pesci e i quadretti di natura morta, il tutto databile intorno al 55 d.C.

Tommasina Budetta
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Museo Archeologico “Georges Vallet” di Piano di Sorrento, è un museo statale e fa parte dei musei del Polo Museale della Campania.
Direttore del Polo Museale, dott.ssa Anna Imponente
Direttore del Museo “Vallet”, dott.ssa Tommasina Budetta

Per info e prenotazioni: 0039- 081 8087078; pm-cam.georgevallet@beniculturali.it