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Storia


Storia

Via S. MicheleInteressanti sono i segni di insediamenti umani di tipo preistorico, nel territorio alto del comune. Nella zona fra i Colli di San Pietro e l’inizio della costa amalfitana sono state scoperte negli anni dal 1956 al 1969 tre diverse grotte, denominate “ La Porta”, di “Mezzogiorno” ed “Erica” .

All’interno della grotta “La Porta” sono stati scoperti segni del Paleolitico Superiore e del Mesolitico; nella grotta “Erica”, elementi del Mesolitico (15.000- 12.000 anni fa ). Di enorme interesse è però l’area archeologica della frazione Trinità, dove è stata rinvenuta una necropoli con arredi di epoca eneolitica ed interessantissime ceramiche appartenenti alla civiltà del Gaudo con tracce di un villaggio che si insediò nel II millennio a.C. presso la sorgente di San Massimo. La civiltà che s’insediò in quest'area apparteneva alla Cultura del Gaudo, dal nome preindoeuropeo della località di Capodifiume a Paestum dove è stata rinvenuta la prima necropoli di questo genere.

L'area di diffusione della facies del Gaudo oltre che a Piano di Sorrento e Paestum, è stato segnalato a Napoli, Buccino, Eboli, Mirabella Eclano e Caiazzo. Cronologicamente essa va ad inserirsi fra la Civiltà tipo Matera-Marmo di Paternò e la Civiltà Appenninica dell'età del Bronzo. Anche in zone più lontane dalla fonte di S.Massimo, soprattutto nel tratto che va dalla Trinità a Petrulo sino alla Strada Meta-Alfi, sono state rinvenute tombe risalenti a vari periodi compresi fra l’ VIIII ed il III sec. A. C.Poi, in seguito Planities fu attraversata da quelle popolazioni prima greche e poi osche e sannitiche che si insediarono a Sorrento.Ma testimonianze archeologiche certe si hanno soprattutto relativamente al successivo periodo di insediamenti romani. Nel 280 a. C., il territorio della penisola sorrentina rientrava nella confederazione di città amministrate da Nuceria che comprendeva anche Alfaterna, Pompei, Stabia ed Ercolano. Circolavano monete sulle quali era scritto "Nuvkrinum Alafaternum".

In particolare vi sono le tracce di antichi templi pagani, dove poi, successivamente, con sovrapposizione di culti, sarebbero sorte in seguito altrettante chiese. Uno doveva trovarsi proprio nella zona dei colli San Pietro, forse dedicato alla divinità Carmenta, un altro luogo di culto pagano fu certamente quello dedicato alla dea del mare Galatea, presso Mortora, mentre le tracce evidenti di un tempio pagano, per alcuni dedicato a Minerva, sono state rinvenute anche sotto la Basilica di San Michele.

PonteMa la più significativa traccia della presenza romana anche nel Planum sorrentino è rappresentata dagli acquedotti che dalle zone dette tutt’oggi “Forma” e “Formiello”, e dalla fonte di S. Massimo, convogliavano le acque sino a Sorrento, e che rappresentarono per l’epoca vere grandi opere di ingegneria idraulica. D’altronde, proprio in epoca romana Surrentum ed il suo comprensorio divennero luoghi importanti di villeggiatura per l’”otium” dei patrizi che, anche nell’attuale territorio di Piano costruirono le loro ville rustiche. La città di Sorrento si ribellò a Roma durante la guerra sociale insieme alla lega nucerina. Fu occupata insieme a Stabia nel 90 a.C. da Papius Multius, mentre Silla l'anno successivo, dopo una tregua, vi condusse i suoi veterani. Nel 79 d.C. l’area del territorio del “Planum” dovette subire fortemente le devastanti conseguenze della famosa eruzione del Vesuvio che distrusse le vicine Pompei, Ercolano e Stabia. Fino al 512 d.C, Sorrento, col suo Planum, fu Municipium romano.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la penisola sorrentina, nel V secolo la zona subì l’egemonia dei bizantini, che dopo la guerra greco-gotica, con l'invasione dei vandali di Gianserico, fortificarono parte della città di Sorrento , dove già esistevano i più antichi luoghi di culto ed istituirono un ducato autonomo in uno con la città di Napoli, sin dal 568.

La storia di Planities fu sempre intimamente correlata alle vicende di Sorrento, che ebbe una sua sede arcivescovile intorno al 420 d.C. Con le invasioni barbariche e le incursioni di popolazioni nordiche, intorno al V secolo d.C. i Monti Lattari ed i villaggi amalfitani, roccaforti bizantine, divennero rifugio di profughi di città vicine e anche Sorrento, andava così ingrandendosi. Nell' 879 al tempo dell'assedio di Salerno. I Saraceni approdarono ancora in costiera con le loro imbarcazioni.

Corso ItaliaI primi villaggi dell’orbita sorrentina ed amalfitana si svilupparono dapprima proprio sui Monti Lattari, con l’insediamento delle comunità dei monaci basiliani che, fondarono i loro cenobi. Sui colli del Planum fu fondato un cenobio basiliano dedicato a San Pietro, forse proprio sull’antico tempio pagano su cui, appunto, si sarebbe costruito il cenobio.. Una comunità dei laboriosi monaci italo-greci qui dunque costituirono il primo vero nucleo abitato a valle del Monte Vico Alvano.

Questi monaci bizantini, si insediavano sempre in luoghi protetti, alti e attigui a fiumi. Tutt'intorno dovevano esserci orti che i monaci coltivavano ed irrigavano, poiché essi conoscevano bene tutte le tecniche agricole e bonificavano i territori.

I monaci Italo-greci erano giunti verso l’VIII-IX secolo, d.C. dall’Oriente dopo la lotta iconoclasta, e con i loro cenobi e le laure, fra le grotte dei monti. pregavano e lavoravano, secondo le regole di San Basilio. Essi bonificarono così le terre con nuove tecniche agrarie. Furono questi monaci a costruire le prime abitazioni, sui colli di Piano insieme a pastori locali dei monti Lattari (con tale nome conosciuti fin da epoca romana proprio per la presenza di pastori produttori di latte). La zona dei Colli di San Pietro, così ricca di pura acqua, protetta tra i monti rappresentò terreno ideale per la costruzione dei loro eremi.

 

Anche presso l’antico tempio pagano di Galatea, la chiesa dedicata a Santa Maria fu probabilmente costruita dai monaci basiliani che portarono il loro rito greco. I cenobi rappresentarono così motivo di aggregazione per le comunità locali. E i longobardi, che avevano conquistato Salerno, non impedirono questo fenomeno immigratorio che si espanse lungo la costa Amalfitana con presenze anche nel territorio alto della penisola fino a Massa, anzi, lo favorirono, poiché si ebbe un vero presidio del territorio attraverso i cenobi come strategia militare.

Arechi I di Salerno, si era convertito al cristianesimo, favorendone la sua diffusione .Con legami rafforzati fra i vari centri e lo sviluppo di nuove tecniche agricole e con territori protetti fra i monti si resisteva meglio agli assalti dei saraceni, i quali avevano segnato il declino delle gloriose città costiere. Fin dal IX secolo, Sorrento fu però considerato con Napoli, un ducato indipendente. Intanto, però, sotto il principato di Sicone (morto nel 832) e del figlio Sicardo (morto nell’ 839), Benevento raggiunge la sua massima potenza, tant’è che viene imposto un tributo persino a Napoli ed è conquistata gran parte della penisola amalfitana e sorrentina.

In questi secoli dunque il ducato sorrentino, sebbene considerato autonomo, dovette comunque subire questa influenza longobarda. La testimonianza più chiara di ciò è proprio la fondazione, su un precedente luogo di culto pagano, della Chiesa di S.Michele, culto tipicamente longobardo. Il più antico documento, dove viene citato il territorio di Piano è una donazione del 24 aprile 938 in cui viene denominato “Planities”.Intanto gli attacchi saraceni portarono la popolazione a riversarsi sulle zone collinari, e avevano portato alla costruzione di numerosi punti di difesa sulle montagne. I vari casali, a monte e a valle del Planum, si svilupparono intorno alle chiese ed alle case padronali.

Intorno alla seconda metà dell’anno 1000 iniziò il governo di Sergio I e poi del figlio Sergio II, che durò per quasi un secolo. In quel periodo il territorio dell’attuale comune di Piano di Sorrento era costituita da una serie di casali di campagna Cassano e Carotto, Gottula, Savino, San Giovanni, Mortora, Litemo, Sant’Agostino, San Liguoro e Cermenna che rientravano nel governo di Sorrento con “li suoi casali seu Foria del Piano”. Questi casali presentavano poche abitazioni intorno ai vari luoghi di culto. Il ducato fu autonomo, in uno con Napoli, sino al 1137, anno della conquista normanna di Ruggero il Normanno. Da quella data la zona divenne un protettorato normanno non autonomo, ma protetto dalle incursioni saracene. Anche dopo però i casali che oggi formano il comune di Piano rimasero sotto l’amministrazione di Sorrento. Carotto, Sant’Agostino, Meta ed Angora (Sant’Agnello) erano considerati tutti casali sorrentini.

TranviaNel 1218 i pianesi insorsero per le vessazioni subite da Sorrento e Federico II di Svevia affidò il compito di ascoltarne alcune rappresentanze al suo giustiziere Enrico de Morra. Così una sentenza della Magna Curia del 1224, stabilì che gli abitanti lavorassero per i loro padroni di Sorrento un certo numero di giorni. In seguito Carlo I d’Angiò, confermò una tassa da parte dei casali extra moenia per metà delle tasse generali e straordinarie. Nel 1308 vi fu una prima richiesta formale dei cittadini carottesi di staccarsi da Sorrento.

Non vi fu risposta positiva. Nel 1346, risulta che la Regina Giovanna II definì un diritto di riscossione sulla vendita di carni e ciò dimostra di una fiorente vocazione agricola e commerciale di tutta l’area. Nel 1491, tuttavia, con i Capitoli di Re Ferrante d’Aragona, il Piano ottenne un sindaco e quattro eletti fra i rappresentanti dell’Università Amministrativa di Sorrento.

Nel 1501 Piano, insieme a Sorrento, si alleò con re Ferdinando di Spagna, contro Luigi XII, Re di Francia. Nel 1523 il governo stabilisce di vendere il Piano, che viene, però, riscattato da Sorrento per 4000 ducati. Nel 1542 all’epoca del viceré Pedro di Toledo (famoso per la costruzione delle tante torri aragonesi), gli eletti divennero cinque, oltre il sindaco, ma in più vi erano ventiquattro consiglieri che, pur facenti parte del parlamento sorrentino, potevano, per alcuni casi particolari, anche riunirsi e deliberare autonomamente. Luogo di queste riunioni era la chiesa di S. Michele, furono quelle le prime adunanze dell’Universitas del Piano. In questo periodo vi furono però anche varie controversie giuridiche fra il Piano e Sorrento, mentre continuavano ad essere contestati ai nobili sorrentini vari soprusi nei confronti dei casali del Piano.

Ma l’attenzione degli amministratori si spostò presto su problemi ancora più gravi: dopo il 1550, infatti,vi furono tremende invasioni dei saraceni, che divennero distruttive soprattutto nel 1558 con la terribile devastazione del pirata Dragut, che imperversò su tutte le coste della penisola. In periodo vicereale furono costruite lungo tutta la costa torri di avvistamento, come quella presente a Trinità presso la fonte di San Massimo e vennero arruolate centoventi guardie, di cui sessanta per Sorrento e sessanta per il Piano.

Le devastazioni saracene lasciarono però per molti anni il segno dei loro danni. Intanto, una nuova borghesia stava nascendo proprio fra le popolazioni dei casali che, traendo comunque profitti dalle attività navali, mercantili e dalle floride produzioni agricole e vinicole, si contrapponeva alle famiglie nobili sorrentine. I casali del piano si aggregavano intorno a nuovi edifici religiosi (fra chiese, cappelle e conventi) e venivano fondate le prime confraternite.

Nel 1605 vi è ancora il riscatto da parte di Sorrento sul Piano con l’esborso di diecimila ducati, a conferma di un’autonomia mai raggiunta dall’Universitas del Piano. Nel 1641 i pianesi chiesero al viceré di ottenere separazione da Sorrento pagando 15.000 ducati, Sorrento però, pagando 18.500 ducati, riuscì ad impedire tale scissione continuando ad amministrare i casali circostanti. L’astio con Sorrento però era forte e gli strascichi di questa tensione separatista, alimentata dai francesi, contro Sorrento, portarono ad una cruenta ribellione nel 1648 degli abitanti di Piano, aizzati da un tal Giovanni Grillo, genovese, nemico degli spagnoli ed emissario del duca di Guisa che riuscì a coinvolgere circa quattromila uomini..

Le sommosse, piuttosto disorganizzate, ma appoggiate anche dai cittadini di Massa Lubrense, durarono oltre un anno, ma furono definitivamente sedate dall’intervento deciso delle milizie spagnole con sanzioni e pene severissime per i rivoltosi. La terribile epidemia di peste del 1656 non risparmiò la costa sorrentina, con centinaia di morti. Testimonianza di tale tragedia è un sepolcro degli appestati ubicato in località Casa Nocillo. Altro evento nefasto fu un terremoto che colpì la penisola il 5 giugno 1688, causando ingenti danni. I decenni successivi furono decisamente migliori.

Nel 1734, si ebbe l’avvento dei Borboni che portarono ad un clima generale meno esasperato, anche per una riduzione delle tasse. Furono costruiti importanti palazzi gentilizi e fu realizzato un enorme cantiere navale presso la marina di Cassano. Nel 1746 viene stipulata una convenzione fra Sorrento ed il Piano, approvata anche dal re Carlo III, con cui si stabiliscono le misure di gabelle e tasse. Inoltre a conferma di un’attività marinara già secolare, furono ufficialmente istituite altre scuole nautiche, ma a Carotto di fatto la scuola nautica era esistente da secoli.

La vicina Sorrento cominciò a divenire luogo di turismo per viaggiatori di tutto il mondo. Così il clima e la natura dei casali furono apprezzati già da allora da importanti personaggi . A Piano di Sorrento soggiornò il poeta inglese Robert Browning, ispirandosi per le sue poesie all’ameno territorio. La coltivazione di agrumi, noci e gelsi, con l’allevamento del baco da seta, furono altre attività di grande sviluppo.

I casali di Piano, intanto, rimasero sempre contrari alla Sorrento filoborbonica, tanto che proprio a Piano si sentì forte il clima liberale della Repubblica Partenopea del 1799, con l’albero della libertà innalzato nella piazza di Carotto. L’8 gennaio 1808, con decreto n. 71 di Giuseppe Napoleone Re di Napoli e di Sicilia.

Piano fu proclamata finalmente comune autonomo da Sorrento (in esso rientrano ancora i futuri territori di Meta e S.Agnello), amministrato dai decurioni, cittadini sorteggiati fra le classi più abbienti. Il primo sindaco fu Luigi Massa. Dal 1 gennaio del 1820, con un altro Regio Decreto, da Piano si staccò Meta e nel 1865, dopo diverse vane richieste, ottiene l’autonomia anche Sant’Agnello.

Da allora Piano ha conservato gli stessi confini attuali. Nell’800 Piano sviluppò moltissimo l’attività marinara con validi armatori. Il XIX secolo, vide lo sviluppo progressivo dei cantieri della Marina di Cassano e la vocazione commerciale del territorio portò una forte crescita economica del territorio.

Quella di Piano e Meta fu la prima vera marina mercantile dell’intero Regno di Napoli. Il 1827 è un anno ricordato per una epidemia di colera con molte vittime anche a Piano. Intorno al 1840 furono terminati i lavori della via sorrentina che collegava ai paesi vesuviani.

Piazza CotaNello stesso periodo il sindaco Domenico Cota donò al comune un suo terreno per destinarlo ad una piazza dove sorgerà un mercato ortofrutticolo molto importante per il commercio dell’intera provincia. Alla fine del 1800 si contavano sul territorio circa sessanta filatoi per la lavorazione della lana e della seta e per la produzione, in particolare, di guanti , calze e paramenti ecclesiastici.

Nel 1877 a Piano di Sorrento risiedevano già 8.300 abitanti.Ad incrementare i traffici turistici e commerciali, contribuì l’inaugurazione nel 1906 della linea elettrica tranviaria Castellammare-Sorrento. Nel periodo delle due guerre mondiali, anche Piano di Sorrento, purtroppo, registra molti caduti. All’epoca del fascismo a Piano vi furono vari episodi di protesta, soprattutto nel maggio del 1922 e settembre del 1924. Con Regio Decreto del 14 aprile 1927 il comune di Piano fu nuovamente riunito con i comuni di Sorrento, S.Agnello e Meta. Alla fine della II guerra mondiale, nel 1946, i comuni riottennero però la separazione, ripristinando i confini originari.

Nel 1948 si inaugurò la linea ferroviaria Castellammare-Sorrento. Il paese ancora oggi è caratterizzato da una intensa vocazione commerciale, sicuramente erede della secolare tradizione marinara, navale ed agricola, oltre che della predisposizione turistica del territorio. Il fatto che Piano di Sorrento sia passaggio obbligato del flusso turistico per la vicina Sorrento ne fa un avamposto a vocazione commerciale che, da sempre e per sempre, lega inevitabilmente la storia di questo comune a quello della odiata ed amata cittadina limitrofa. Non a caso il nome stesso del comune contiene anche quello della famosa Sorrento.

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